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19 giugno 2026

Stipendio badante e Legge 104, la Cassazione ha stabilito che per i disabili gravi lo stipendio si deduce per intero

 

Stipendio badante e Legge 104, la Cassazione conferma la deducibilità dalle tasse

I giudici hanno stabilito che per i disabili gravi lo stipendio si deduce per intero, ma i moduli del Fisco non recepiscono ancora la regola.

L’assunzione di un lavoratore domestico comporta un carico finanziario notevole. Per alleviare questo peso, lo Stato prevede due strumenti di natura fiscale: la detrazione d’imposta e la deduzione dal reddito imponibile. La distinzione e i tetti massimi applicabili variano sensibilmente a seconda del grado di disabilità dell’assistito certificato tramite la Legge 104.

La detrazione Irpef ordinaria

Per la generalità dei soggetti non autosufficienti, la normativa fiscale consente di beneficiare di una detrazione Irpef pari al 19% delle spese sostenute per lo stipendio della badante. Questa agevolazione è tuttavia limitata da paletti stringenti:

  • il tetto massimo di spesa su cui calcolare il 19% è fissato a 2.100 euro all’anno, consentendo un risparmio effettivo massimo di 399 euro;
  • il beneficio spetta solo se il reddito complessivo del contribuente che sostiene la spesa non supera i 40.000 euro;
  • è obbligatorio che il pagamento dello stipendio della badante avvenga con sistemi tracciabili (bonifici, bollettini, pagamenti elettronici).

La deduzione dei contributi Inps

Oltre allo stipendio, il datore di lavoro può dedurre dal proprio reddito imponibile i contributi previdenziali e assistenziali versati all’Inps per la badante (per la quota a carico del datore). In questo caso, il limite massimo deducibile è di 1.549,37 euro all’anno. Questa misura è cumulabile con la detrazione dello stipendio ed è indipendente dal reddito del datore.

La sentenza della Cassazione sulla deduzione totale

Il vero punto di svolta recente è rappresentato dall’ordinanza n. 449 del 2025 della Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che lo stipendio della badante è interamente deducibile dal reddito (senza il limite dei 2.100 euro) qualora sia erogato per l’assistenza specifica di un soggetto riconosciuto disabile grave ai sensi della Legge 104, articolo 3, comma 3.

Secondo la Cassazione, la natura di assistenza specifica non dipende dal titolo di studio sanitario del lavoratore (come un infermiere o un Oss), ma dalla finalità dell’attività prestata. Se la badante cura una persona con handicap grave, lo stipendio si configura come spesa medica assistenziale e va dedotto per intero.

Il blocco dell’Agenzia delle Entrate

Nonostante la chiara presa di posizione della Suprema Corte, si è creata una complessa situazione di stallo burocratico. L’Agenzia delle Entrate, nella predisposizione della modulistica e dei software per le dichiarazioni dei redditi, non ha recepito l’orientamento della Cassazione.

I sistemi informatici del fisco continuano a limitare la deduzione totale dell’assistenza specifica solo se praticata da personale con qualifica sanitaria o riabilitativa codificata. Di conseguenza:

  • se un contribuente tenta di inserire l’intero stipendio della badante nel rigo E25 (dedicato alle spese mediche e di assistenza specifica per disabili), il software ministeriale rigetta la dichiarazione;
  • i Caf e i professionisti abilitati si trovano nell’impossibilità di apporre il visto di conformità su tali cifre, poiché sono vincolati alle circolari interne dell’amministrazione finanziaria e rischiano sanzioni in caso di anomalie.

Inquadramento contrattuale e requisiti formali obbligatori

Per proteggere il diritto alle agevolazioni fiscali attuali e prepararsi al riconoscimento della deduzione totale dello stipendio badante, il rapporto d’ufficio deve essere inattaccabile sotto il profilo formale. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) del Lavoro Domestico prevede regole precise.

Non tutte le mansioni domestiche sono compatibili con i benefici della Legge 104. Per dimostrare la natura di assistenza specifica alla persona non autosufficiente, il collaboratore deve possedere un inquadramento corretto:

  • livello CS destinato ad assistenti familiari non formati (privi di diplomi specifici) che accudiscono persone non autosufficienti;
  • livello DS riservato ad assistenti familiari in possesso di titoli professionali o che abbiano conseguito certificazioni di formazione specifica nel settore socio-assistenziale.

Un inquadramento inferiore (come i livelli A o B, destinati alle colf o a mansioni di pura pulizia e riordino della casa) esclude categoricamente la possibilità di associare lo stipendio badante alle agevolazioni fiscali per la non autosufficienza.

La documentazione da conservare

Il datore di lavoro ha l’obbligo di istituire un archivio documentale completo da esibire in sede di controllo. Questo deve comprendere:

  • la copia della lettera di assunzione e il contratto registrato presso l’Inps;
  • il verbale d’invalidità della commissione medica Asl attestante lo stato di gravità ai sensi della Legge 104 (Art. 3, comma 3);
  • le buste paga mensili firmate per ricevuta o accompagnate da distinta di bonifico;
  • le ricevute di pagamento dei bollettini trimestrali PagoPA relativi ai contributi previdenziali.

Diritti del caregiver familiare: i permessi della Legge 104 e la compresenza

Un dubbio molto comune riguarda la compatibilità tra i benefici concessi ai familiari lavoratori e la presenza di personale assistenziale privato in casa. Spesso si teme che il pagamento dello stipendio badante annulli il diritto del familiare a richiedere i permessi lavorativi.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27232 del 5 dicembre 2014, ha chiarito che la presenza di una badante non esclude il diritto ai permessi della Legge 104 per il parente caregiver. Il lavoratore dipendente (pubblico o privato) può continuare a fruire dei 3 giorni di permesso mensile retribuiti per assistere il disabile grave.

La motivazione risiede nel fatto che l’assistenza prestata da un lavoratore domestico, per quanto qualificata o a tempo pieno, non sostituisce il supporto affettivo, morale e relazionale che solo un familiare può garantire. Inoltre, il caregiver familiare coordina le attività della badante e interviene nelle situazioni di emergenza o durante i turni di riposo del dipendente domestico.

Il limite del ricovero a tempo pieno

L’unica reale causa di esclusione dei permessi lavorativi della Legge 104 è il ricovero a tempo pieno (24 ore su 24) del disabile presso una struttura sanitaria o residenziale (Rsa) con rette a totale carico del sistema sanitario. In questo caso, l’assistenza è integralmente garantita dalla struttura. Al contrario, la presenza domestica della badante, anche se convivente, mantiene intatto il diritto del familiare ai riposi mensili.


FONTE: https://quifinanza.it/

4 maggio 2026

Agevolazioni della 104: sgravi fiscali ed agevolazioni per le disabilità

 

Legge 104 e agevolazioni per le disabilità: quali sono e come richiederle

La Legge 104 permette di accedere a numerose agevolazioni per alleggerire il carico economico e gestionale di chi vive o assiste situazioni di disabilità:

Permessi e congedi lavorativi retribuiti

Tra i vantaggi della legge 104, il lavoratore disabile o il familiare che assiste una persona con disabilità grave (art. 3, comma 3) può usufruire di:

  • 3 giorni di permesso retribuito al mese, frazionabili in ore;
  • riposi giornalieri di 1 o 2 ore (per chi lavora più di 6 ore al giorno);
  • congedi straordinari retribuiti (fino a un massimo di due anni nell’intera vita lavorativa), in casi particolari.

Agevolazioni fiscali e detrazioni

La Legge 104/92 prevede diverse esenzioni e agevolazioni fiscali per le persone con disabilità e i loro familiari.

Chi ha diritto alla Legge 104 può accedere a:

  • detrazione IRPEF del 19% su spese mediche e assistenziali e per l'acquisto di veicolo adattati (fino a euro 18.075,99);
  • IVA agevolata al 4% per l’acquisto di ausili specifici, come dispositivi medici e strumenti informatici e veicoli.

Agevolazioni della 104: sgravi fiscali per beni e servizi

Riduzioni fiscali applicabili all'acquisto di beni come:

  • autoveicoli adattati al trasporto delle persone disabili;
  • strumenti tecnologici utili per l’autonomia personale.

Esenzione dal bollo auto

Si applica solo per determinate tipologie di disabilità, come gravi limitazioni motorie, cecità, sordità o disabilità mentale certificata con indennità di accompagnamento, ai veicoli intestati a persone con disabilità o ai loro familiari, purché il disabile sia fiscalmente a carico.

Esenzione dall'imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà

Riguarda i veicoli destinati al trasporto o alla guida di persone con disabilità.

Esonero dal canone RAI 

L'esenzione è prevista per i disabili gravi o over 75 con reddito inferiore a 8.000 euro.

Riduzioni o esenzioni sulla TARI (tassa rifiuti)

Non esiste una normativa nazionale, ma diversi Comuni possono prevedere agevolazioni per i titolari di Legge 104 con handicap grave.

È necessario consultare il regolamento comunale.

Esenzione dall'IMU

Applicabile solo se la persona con disabilità risiede in una struttura sanitaria e la sua abitazione principale non è affittata o occupata da terzi. Anche in questo caso, però, possono esserci differenze locali in base alle delibere comunali.

Esenzione dalle tasse scolastiche e universitarie

Gli studenti delle scuole superiori (quarto e quinto anno) e universitari con invalidità superiore al 66% possono beneficiare dell'esonero totale dal pagamento delle tasse di iscrizione e frequenza, spesso legato anche a requisiti economici.

Esenzione dal ticket sanitario

Le persone con invalidità superiore ai due terzi hanno diritto all'esenzione totale per visite specialistiche, esami diagnostici e alcuni farmaci (in base alle disposizioni regionali).

Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche

Fondi destinati a rendere più accessibili ambienti domestici, scolastici e lavorativi. 

Assistenza continuativa

In caso di grave riduzione dell'autonomia, la legge garantisce:

  • priorità negli interventi sociosanitari;
  • programmi di sostegno per la famiglia.

Legge 104 e permessi

Queste agevolazioni possono essere richieste sia dai disabili stessi sia dai familiari che prestano loro assistenza.

Permessi lavorativi retribuiti

I permessi di lavoro retribuiti sono una delle agevolazioni più importanti della Legge 104 perché permettono ai lavoratori di prendersi cura della persona disabile senza subire una perdita economica.

I beneficiari possono usufruire fino a 3 giorni di permesso retribuito al mese o riposi giornalieri per assistere un familiare disabile grave o per gestire le proprie necessità se la persona che lavora ha delle disabilità. Questi permessi possono essere suddivisi in ore da dedicare a visite mediche, terapie o ad altre necessità pertinenti.

I permessi sono riservati ai:

  • lavoratori disabili stessi;
  • genitori, anche adottivi o affidatari, del disabile;
  • coniugi del disabile;
  • parenti entro il secondo grado, con possibilità di estensione al terzo grado in casi specifici (es. assenza o impossibilità degli altri parenti).

Congedo straordinario retribuito

Fino a due anni complessivi nell'arco della vita lavorativa per assistere un familiare con grave disabilità.

Qual è la procedura per richiedere la 104 e i permessi retribuiti

Per accedere ai benefici della Legge 104/92, occorre il riconoscimento della condizione di disabilità grave e la richiesta dei permessi retribuiti.

Come richiedere la Legge 104 

La procedura per ottenere il riconoscimento della Legge 104 prevede i seguenti passaggi:

  1. 1) certificato medico introduttivo: il primo passo è rivolgersi al proprio medico curante/di fiducia che deve compilare un certificato medico introduttivo online sul portale INPS. Questo certificato attesta la condizione di disabilità o handicap grave e genera un codice univoco;
  2. 2) invio della domanda all'INPS: il richiedente deve accedere al portale INPS (utilizzando SPID, CIE o CNS) e inoltrare la domanda di riconoscimento dell'handicap grave, inserendo il codice fornito dal medico. In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato per l'assistenza nella compilazione e invio della domanda;

    1. 3) convocazione per visita medica: l'INPS convoca il richiedente per una visita presso la Commissione Medica Integrata ASL/INPS, che valuta la documentazione sanitaria e lo stato di salute;
    2. 4) esito della visita: la Commissione emette un verbale che certifica il riconoscimento (o meno) dello stato di disabilità grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/92. Questo verbale è indispensabile per accedere ai benefici previsti dalla legge.
    3. Come richiedere i permessi retribuiti

      Una volta ottenuto il verbale che attesta lo stato di disabilità grave, si può procedere con la richiesta dei permessi lavorativi retribuiti.

      • domanda all'INPS: la richiesta dei permessi deve essere inviata per via telematica all'INPS attraverso il portale online INPS (sezione "Servizi per il cittadino"). Alla domanda va allegato il verbale di riconoscimento dell'handicap insieme agli altri documenti richiesti (es. codice fiscale, documento d'identità);
      • comunicazione al datore di lavoro: dopo l'approvazione dell'INPS, è necessario consegnare al datore di lavoro una copia della domanda con il numero di protocollo e il verbale rilasciato dalla Commissione Medica. Il datore non può negare i permessi ma può richiedere una programmazione delle assenze per esigenze organizzative;
      • Fruizione dei permessi: i permessi consistono in 3 giorni retribuiti al mese. I giorni devono essere concordati con il datore di lavoro e comunicati con un preavviso ragionevole.

      Documentazione necessaria

      Per entrambe le procedure (riconoscimento della disabilità e richiesta dei permessi), sono necessari:

      • certificato medico introduttivo rilasciato dal medico curante;
      • verbale rilasciato dalla Commissione Medica ASL/INPS;
      • documento d'identità e codice fiscale del richiedente;
      • eventuali dichiarazioni sostitutive richieste dall’INPS (es. assenza di ricovero a tempo pieno).
    4. FONTE: https://www.pazienti.it/


    FONTE: 

16 aprile 2026

Invalidità civile fino al 67%: cosa spetta e cosa cambia sopra questa percentuale

 

Invalidità civile: cosa significa

Quando viene riconosciuta una invalidità civile, lo Stato certifica una riduzione della capacità lavorativa o delle normali attività quotidiane. Questa riduzione viene espressa in percentuale, ma quella percentuale non è solo un numero: è il criterio che determina i diritti.

E questi diritti crescono gradualmente: più la percentuale aumenta, più aumentano le tutele.

Cosa spetta con una invalidità fino al 67%

Venendo al caso concreto, con una invalidità del 65% ci troviamo già in una fascia (percentuali 0-66%) in cui i diritti sono concreti e utilizzabili nella vita di tutti i giorni.

Diciamo subito che non spetta un sussidio economico, ovvero l’assegno di invalidità che spetta agli invalidi parziali con percentuali dal 74-99% ed è pari a circa 340 nel 2026.

Sul piano sanitario, è possibile però ottenere ausili e protesi legati alla propria condizione, utili per migliorare la qualità della vita.

Sul fronte lavorativo, si può accedere al collocamento mirato, cioè percorsi dedicati per l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro.

Se si è lavoratori dipendenti, esiste anche la possibilità di richiedere permessi o congedi per effettuare cure legate alla propria patologia.

Una sintesi delle principali soglie e percentuali di invalidità civile

Per orientarsi meglio, ecco una una tabella di sintesi delle principali soglie e percentuali di invalidità civile che può essere utile avere una visione rapida delle soglie più importanti:

PercentualeCosa spetta (in sintesi)
Fino al 33%Solo riconoscimento, nessun beneficio concreto
Dal 34%Ausili e protesi tramite SSN
Dal 46%Accesso al collocamento mirato
Dal 51%Congedi per cure (lavoratori dipendenti)
Dal 67%Esenzione ticket sanitario e altre agevolazioni
Dal 74%Assegno mensile di invalidità pari a circa 340 euro (con requisiti di reddito) – Invalidi parziali 74-99%
100%Pensione di inabilità
100% con accompagnamentoIndennità di accompagnamento

Invalidità civile, cosa spetta sopra al 67%?

Nel suo caso, c’è un aspetto fondamentale da tenere presente.

Lei è molto vicina a una soglia che cambia davvero le cose: quella del 67%.

Se la percentuale dovesse aumentare anche di poco e arrivare o superare questo livello, si aprono nuovi diritti, soprattutto sul piano sanitario. In particolare, si ha accesso all’esenzione dal ticket per molte prestazioni specialistiche ed esami diagnostici.

Questo significa, in concreto, poter effettuare visite ed esami senza dover sostenere i costi, con un impatto immediato sulla gestione della propria salute.

Con il 65% si ha accesso a strumenti importanti, ma il passaggio al 67% segna un vero cambio di passo, soprattutto per le spese sanitarie.


FONTE: https://www.lavoroediritti.com/

28 marzo 2026

Dal 1 aprile nuove agevolazioni tariffarie per l'utilizzo di autobus e tram, rivolte a persone con disabilità e in condizioni economiche svantaggiate

 

Palermo, dall’Amat via libera a tariffe agevolate per persone con disabilità e difficoltà economiche


Il consiglio d'amministrazione dell'azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico ha approvato l’avvio in via sperimentale di nuove tariffe per l’utilizzo di autobus e tram. In base alla percentuali d'invalidità o all'Isee, la tariffa potrà variare da zero a 90 euro

Il cda di Amat, azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico a Palermo, ha approvato l'avvio in via sperimentale di nuove agevolazioni tariffarie per l'utilizzo di autobus e tram, rivolte a persone con disabilità e in condizioni economiche svantaggiate. 

La misura, richiesta dal sindaco Roberto Lagalla, entrerà in vigore a partire dal 1 aprile e avrà una durata di tre mesi. 

La sperimentazione prevede l'emissione di un abbonamento trimestrale a costo zero per le persone con disabilità con una percentuale di invalidità pari o superiore al 67% e con un reddito Isee non superiore a 10.440 euro; 

l'emissione di un abbonamento annuale al costo di 90 euro per tutte le linee per le persone con disabilità, sempre con invalidità pari o superiore al 67%, ma con un reddito Isee superiore a 10.440 euro.


fonte:https://www.repubblica.it/

12 gennaio 2026

Arriva il ddl sui caregiver, fino a 400 euro per i conviventi

 disegno di legge che riconosce il ruolo del careviger familiare.

Al centro del provvedimento c'è infatti il convivente prevalente che garantisce il maggior carico di assistenza e l'introduzione di un sistema di tutele differenziate basato sul monte ore svolto da caregiver.

Per il caregiver convivente sono previste tre tipologie: 

per chi svolge un carico assistenziale pari o superiore a 91 ore settimanali, 

per chi effettua dalle 30 alle 90 ore settimanali,

per chi fa dalle 10 alle 29 ore settimanali. 

per chi non è convivente è previsto un carico assistenziale di almeno 30 ore settimanali. 

La tutela economica sarà garantita esclusivamente ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali con un reddito non superiore a 3.000 euro annui e con Isee non superiore ai 15mila euro. 

A loro viene riconosciuto un contributo economico esentasse fino a 400 euro mensili, erogato trimestralmente o semestralmente. L'entità esatta del contributo dipenderà dal numero di domande che verranno presentate nel momento in cui sarà individuata la platea di destinatari e sarà compatibile con le ulteriori misure di sostegno previste per i caregiver familiari a livello regionale.

I caregiver interessati ad essere riconosciuti potranno registrarsi a partire da settembre 2026 sul sito dell'Inps. 

Per il 2026-2028 sono stati stanziati 257 milioni di euro annui da ripartire tra gli aventi diritto a partire dal 2027, mentre le risorse stanziate per il 2026 (pari a 1,15 milioni di euro) serviranno per il primo passo, cioè la costruzione della piattaforma Inps che permetterà, nel 2027, di erogare il contributo. 

Tra le tutele, differenziate a seconda del monte ore, i caregiver riconosciuti potranno avere il diritto al congedo parentale se chi deve essere assistito è un minore di 18 anni. Inoltre potranno ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. 

Se si tratta di un giovane caregiver potrà richiedere la compatibilità dell'orario di servizio civile con l'attività di cura. 

Gli studenti caregiver potranno essere esonerati dal pagamento delle tasse universitarie o vedere ricosciuta l'esperienza di cura come credito nei percorsi di formazione scuola-lavoro.


fonte: https://www.ansa.it/

23 dicembre 2025

Nuovi permessi retribuiti per gravi patologie 2026: istruzioni INPS

 

Nuovi permessi retribuiti per gravi patologie 2026: istruzioni INPS

In vigore dal 1° gennaio 2026 i permessi aggiuntivi per lavoratori con patologie oncologiche o croniche: regole, indennità e compilazione Uniemens

Con la circolare n. 152 del 19 dicembre 2025, l’INPS fornisce le prime istruzioni operative per l’attuazione dell’articolo 2 della legge 18 luglio 2025, n. 106, che introduce ulteriori permessi retribuiti per visite, esami e cure mediche in favore di

  1.  lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche,  e di 
  2. genitori di figli minori con le medesime patologie.

La misura, in vigore dal 1° gennaio 2026, interessa i lavoratori dipendenti del settore privato e comporta specifici adempimenti per i datori di lavoro, in particolare per quanto riguarda l’anticipazione dell’indennità economica e la corretta esposizione degli eventi nel flusso Uniemens.

1) La nuova legge 106 2025: beneficiari e condizioni

Il nuovo istituto trova fondamento nell’articolo 2 della legge n. 106/2025, che riconosce, in aggiunta alle tutele già previste dalla normativa vigente e dai contratti collettivi, dieci ore annue di permesso retribuito per:

  • lavoratori affetti da malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce;
  • lavoratori con malattie invalidanti o croniche, anche rare,
  • lavoratori con figlio minorenne affetto dalle medesime patologie.

Le patologie devono comportare una invalidità pari o superiore al 74%.

La disposizione si applica esclusivamente ai lavoratori dipendenti, restando escluse la Gestione separata e il lavoro autonomo.

I permessi possono essere utilizzati per visite, esami strumentali, analisi chimico-cliniche e microbiologiche o cure mediche.

È inoltre richiesto che il rapporto di lavoro sia in essere al momento della fruizione del permesso.

Ai fini del riconoscimento del diritto al permesso è necessario:

  • il verbale di invalidità civile (≥ 74%);
  •  prescrizioni mediche rilasciata dal medico di medicina generale o da uno specialista di struttura pubblica o accreditata.
  • Per i figli minori, il requisito sanitario è soddisfatto anche con il riconoscimento dell’indennità di frequenza.

Il lavoratore interessato deve fare richiesta, nelle modalità indicate dal datore di lavoro, nel rispetto della normativa in materia di tutela dei dati personali, e dichiarare di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge (prescrizione medica  e  riconoscimento del grado di invalidità civile pari o superiore al 74%).

ATTENZIONE Una volta fruito il permesso, il lavoratore deve produrre al datore di lavoro l’attestazione  rilasciata dalla struttura presso la quale ha effettuato le prestazioni sanitarie prescritte.

2) Indennità economica per i permessi come si calcola

La novità più rilevante riguarda la natura economica del beneficio. Per le dieci ore annue di permesso aggiuntivo è infatti prevista un’indennità economica, determinata secondo le regole della malattia comune.

Nel settore privato: l’indennità è anticipata dal datore di lavoro e poi  l’importo è recuperato tramite conguaglio contributivo INPS. 

Nel settore pubblico l'indennità è erogata dall'Ente di appartenenza

La misura dell’indennità è pari al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera (RMGG). 

Pertanto, per calcolare il trattamento economico spettante per ciascuna ora di permesso fruita, il datore di lavoro deve:

  • determinare la retribuzione oraria dividendo la RMGG per il numero di ore lavorative previste giornalmente, sulla base del contratto di riferimento;
  • applicare la percentuale di indennizzo del 66,66


ElementoValore
Ore annue di permesso10 ore
Decorrenza1° gennaio 2026
Misura indennità66,66% RMGG
Soggetto anticipatoreDatore di lavoro
RecuperoConguaglio Uniemens

La fruizione è consentita solo in ore intere, non frazionabili, il diritto per il figlio minore è autonomo rispetto a quello spettante al lavoratore per sé stesso.

3) Le istruzioni operative per Uniemens

Dal punto di vista operativo, la circolare INPS introduce un nuovo codice evento Uniemens:

PCM – Permessi per visite, esami e cure mediche per patologie oncologiche, invalidanti e croniche.

Il codice deve essere utilizzato dal flusso di competenza gennaio 2026, con esposizione:

  • nell’elemento <CodiceEvento> di <Settimana>;
  • nel calendario giornaliero, indicando il numero di ore fruite;
  • nel campo <DiffAccredito>, valorizzando la retribuzione persa.

Ai fini del conguaglio dell’indennità anticipata, i datori di lavoro devono utilizzare il codice causale “0060”, indicando:

codice fiscale del lavoratore o del dante causa;

  • periodo di competenza;
  • importo conguagliato.

Sono inoltre previste istruzioni differenziate per:

  • operai agricoli a tempo indeterminato;
  • operai agricoli a tempo determinato e lavoratori domestici (con rimborso diretto INPS);
  • lavoratori iscritti alla Gestione pubblica, per i quali è istituito il Tipo Servizio “4G”.
FONTE: https://www.fiscoetasse.com/

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