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14 gennaio 2026

Bonus bollette 2026, come richiederlo, quando arriva e i requisiti Isee

 Nel 2026 i bonus bollette scatteranno in automatico non appena le famiglie presenteranno i documenti per aggiornare l'Isee

L’agevolazione è diventata ordinaria e strutturale: si rinnova automaticamente ogni anno e può essere integrata con dei contributi extra come è avvenuto nel 2025, quando è stato messo a disposizione un bonus aggiuntivo di 200 euro.

L’erogazione di eventuali contributi supplementari, però, non deve mai essere data per certa, perché ogni anno è condizionata dai fondi che il Governo ha a disposizione.

Come funziona il bonus bollette 2026

Il nome ufficiale del bonus bollette è bonus sociale: l’agevolazione è stata confermata per il 2026 senza sostanziali modifiche rispetto al passato.

La misura è disponibile in tre versioni diverse a cui le famiglie possono accedere:

  • bonus luce per disagio economico;
  • bonus luce per disagio fisico;
  • bonus gas per disagio economico.

L’agevolazione economica sulla luce

Per il 2026 è stato confermato il bonus luce per il disagio economico.

I requisiti del bonus luce

Alla misura possono accedere le famiglie con un basso reddito: è rivolta ai nuclei familiari che hanno un Isee fino a 9.530 euro. Il limite sale a 20.000 euro nel caso in cui in famiglia siano presenti almeno 4 figli.

Erogazione senza domanda

L’erogazione avviene in modo automatico in bolletta, dopo che le famiglie hanno presentato la Dichiarazione sostitutiva Unica (Dsu) per ottenere l’Isee aggiornato.

A quanto ammonta

Lo sconto sarà pari a 146 euro per le famiglie composte da uno o due componenti, pari a 40 centesimi al giorno.

Nel caso in cui la famiglia sia composta da 3 o 4 persone, il contributo sale a 186,15 euro l’anno, mentre sale a 204,40 euro nel caso in cui la famiglia sia composta da più di quattro membri.

Bonus luce per il disagio fisico

Il 2026 vede confermato anche il bonus luce per disagio fisico: l’agevolazione spetta alle famiglie in cui è presente un componente affetto da gravi patologie o ci siano delle persone che hanno la necessità di apparecchiature elettromedicali salvavita.

Questo particolare bonus bollette, a differenza del precedente, non è legato all’Isee e viene concess0 indipendentemente dal reddito del richiedente.

Il requisito base è che un componente della famiglia sia in gravi condizioni di salute e abbia la necessità di apparecchiature elettriche per il mantenimento in vita, ad esempio dispositivi per la funzione respiratoria, renale, alimentare e ausili come le carrozzine elettriche.

Sono tre i fattori che determinano l’entità dello sconto che si riesce a ottenere direttamente in bolletta:

  • la potenza del contratto;
  • il tipo di apparecchiatura utilizzata;
  • il tempo di utilizzo giornaliero.

Si stima che per il 2026 gli il risparmio complessivo che può arrivare in bolletta grazie a questa agevolazione possa oscillare tra 180 e 650 euro l’anno.

Come presentare la domanda

A differenza di quanto accade con il bonus economico sulla luce, quello per il disagio fisico non è automatico: deve essere richiesto esplicitamente.

La domanda può essere presentata direttamente dalla persona con la patologia o da un qualsiasi altro componente il nucleo familiare nel quale il malato risiede. I moduli devono essere inviati al Comune di residenza, anche tramite Caf.

È necessario essere in possesso della seguente documentazione:

  • la certificazione dell’Asl attraverso la quale sia attestata la necessità dell’apparecchiatura, il tipo di dispositivo e le ore di utilizzo;
  • documento di identità e codice fiscale del richiedente e del malato;
  • il Modulo B compilato che può essere scaricato direttamente dal portale dell’Arera;
  • i dati della fornitura.

Durata e rinnovo

Il bonus luce per disagio fisico viene erogato fino a quando persiste la necessità di utilizzare le apparecchiature salvavita. La domanda di rinnovo non deve essere presentata ogni anno, salvo i casi in cui siano cambiate le apparecchiature o non sia necessario cambiare fornitore o potenza.

L’eventuale cessazione dell’utilizzo dei vari dispositivi deve essere comunicata tempestivamente.

Le agevolazioni per il gas di casa

Sconto applicato direttamente in bolletta, il bonus gas per disagio economico funziona nello stesso modo di quello per l’elettricità: è necessario avere un Isee inferiore a 9.530 euro, che può salire 20.000 euro con 4 figli a carico.

Anche in questo caso l’agevolazione viene erogata in modo automatico e non è necessario presentare alcuna domanda. È sufficiente compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica per aggiornare l’Isee.

In questo caso gli importi che vengono erogati variano a seconda della zona climatica di appartenenza della famiglia e al numero di persone che la compongono.

Il risparmio che le famiglie possono ottenere grazie a questa agevolazione vanno da un minimo di 39 euro (per i piccoli nuclei familiari che abitano in zone calde e utilizzano il gas solo per la cottura e l’acqua calda) a un massimo di circa 156 euro, quando la famiglia è numerosa ed abita in una zona climatica fredda con riscaldamento incluso.

I bonus bollette sono cumulabili tra di loro

È importante sottolineare che i vari bonus bollette sono cumulabili tra di loro.

Le agevolazioni sulle utenze, inoltre, sono compatibili con lo sconto sulla tassa rifiuti (conosciuto come bonus Tari), che permette di ottenere uno sconto del 25% sulla bolletta dei rifiuti.

A chi devono essere intestate le utenze

Uno dei requisiti fondamentali per poter ricevere il bonus bollette è che le utenze siano intestate a uno dei componenti del nucleo familiare.

Se, per esempio, si vive in un alloggio in affitto e il contratto è intestato al proprietario, non si ha diritto a riceve l’agevolazione. La fornitura, inoltre, deve avere una tariffa per uso domestico e deve essere regolarmente attiva.

Nel caso in cui la fornitura del gas dovesse essere centralizzata (condominiale), il bonus bollette viene erogato in un’unica soluzione tramite bonifico domiciliato, ritirabile presso gli uffici di Poste Italiane.

Per ottenere il contributo, in questo caso, è necessario presentare normalmente la Dichiarazione Sostitutiva Unica.

Dato che i sistemi informatici dell’Arera non riusciranno a rilevare una fornitura diretta, invieranno una comunicazione con la quale viene chiesto il codice Pdr (identificativo del contatore) del condominio. Sarà sufficiente fornire questo dato per ottenere il contributo.

fonte: https://quifinanza.it/

12 gennaio 2026

Arriva il ddl sui caregiver, fino a 400 euro per i conviventi

 disegno di legge che riconosce il ruolo del careviger familiare.

Al centro del provvedimento c'è infatti il convivente prevalente che garantisce il maggior carico di assistenza e l'introduzione di un sistema di tutele differenziate basato sul monte ore svolto da caregiver.

Per il caregiver convivente sono previste tre tipologie: 

per chi svolge un carico assistenziale pari o superiore a 91 ore settimanali, 

per chi effettua dalle 30 alle 90 ore settimanali,

per chi fa dalle 10 alle 29 ore settimanali. 

per chi non è convivente è previsto un carico assistenziale di almeno 30 ore settimanali. 

La tutela economica sarà garantita esclusivamente ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali con un reddito non superiore a 3.000 euro annui e con Isee non superiore ai 15mila euro. 

A loro viene riconosciuto un contributo economico esentasse fino a 400 euro mensili, erogato trimestralmente o semestralmente. L'entità esatta del contributo dipenderà dal numero di domande che verranno presentate nel momento in cui sarà individuata la platea di destinatari e sarà compatibile con le ulteriori misure di sostegno previste per i caregiver familiari a livello regionale.

I caregiver interessati ad essere riconosciuti potranno registrarsi a partire da settembre 2026 sul sito dell'Inps. 

Per il 2026-2028 sono stati stanziati 257 milioni di euro annui da ripartire tra gli aventi diritto a partire dal 2027, mentre le risorse stanziate per il 2026 (pari a 1,15 milioni di euro) serviranno per il primo passo, cioè la costruzione della piattaforma Inps che permetterà, nel 2027, di erogare il contributo. 

Tra le tutele, differenziate a seconda del monte ore, i caregiver riconosciuti potranno avere il diritto al congedo parentale se chi deve essere assistito è un minore di 18 anni. Inoltre potranno ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. 

Se si tratta di un giovane caregiver potrà richiedere la compatibilità dell'orario di servizio civile con l'attività di cura. 

Gli studenti caregiver potranno essere esonerati dal pagamento delle tasse universitarie o vedere ricosciuta l'esperienza di cura come credito nei percorsi di formazione scuola-lavoro.


fonte: https://www.ansa.it/

26 dicembre 2025

Sanità, viaggio tra eccellenze e ombre degli ospedali di Palermo

 

Dove si cura bene e dove il sistema non regge 

Qualità delle cure, appropriatezza clinica ed esiti ospedalieri attraverso decine di indicatori. Questo quanto l’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, il principale strumento di valutazione a supporto di programmi di audit clinico e organizzativo, mette in luce anche a proposito di Palermo. Quella siciliana è una capitale sanitaria regionale che concentra alcune delle migliori eccellenze del Mezzogiorno

La Maddalena, l’eccezione regionale 

Se c’è un nome che spicca sopra tutti nel panorama sanitario palermitano è quello della Casa di cura La Maddalena. Nel campo della chirurgia oncologica, in particolare per tumori di mammella, colon-retto e polmone, la struttura palermitana è l’unica del Mezzogiorno ad aver raggiunto il livello di aderenza “molto alto” su tutti e sette gli indicatori valutati dal Pne. In Italia solo 51 strutture raggiungono questo livello e appena 38 superano almeno quattro indicatori. La Maddalena li supera tutti. È un dato che colloca Palermo accanto a colossi della sanità nazionale come l’Humanitas di Rozzano, il Gemelli e l’Umberto I di Roma, il San Martino di Genova o l’Istituto tumori di Napoli.  In un contesto regionale segnato dalla mobilità sanitaria passiva – che gli ultimi studi forniti dalla Cgil hanno ritenuto tocchi gli oltre 180 milioni di euro l’anno soltanto per i siciliani – , La Maddalena rappresenta un argine all’emigrazione sanitaria e dimostra che anche in Sicilia è possibile garantire cure oncologiche di livello nazionale. 

Ortopedia e apparato muscolo-scheletrico: Palermo tiene botta col Nord 

Se l’oncologia è il fiore all’occhiello, l’area in cui la Sicilia – e Palermo in particolare – mostra la maggiore densità di qualità è quella osteomuscolare. Il Pne individua quattordici strutture siciliane con livello “molto alto” e tre di queste si trovano nel capoluogo: Orestano, Noto-Pasqualino e Latteri. Si tratta di case di cura che competono, per risultati clinici e appropriatezza, con strutture simbolo dell’ortopedia italiana come il Rizzoli di Bologna. Tutti i centri palermitani raggiungono punteggi elevati su cinque o sei indicatori, dimostrando un’organizzazione efficace delle reti cliniche per protesi, interventi su femore e riabilitazione. 

Up & Down: cardiologia ed emergenza-urgenza 

Il quadro cambia radicalmente quando si entra nell’area cardiocircolatoria. Qui Palermo scompare dalle classifiche di vertice. L’unica struttura siciliana a raggiungere il livello “molto alto” è il Cannizzaro di Catania, inserito tra i 25 migliori ospedali italiani. Nel capoluogo siciliano, invece, nessun ospedale raggiunge standard comparabili. Un dato allarmante, se si considera che le patologie cardiovascolari restano la prima causa di morte. Il Pne segnala una mortalità ospedaliera post bypass aorto-coronarico elevata e molto variabile, indice di disomogeneità nella qualità delle cure. Ancora più critico è il dato sulla tempestività degli interventi: in molte aree della Sicilia, meno del 40% dei pazienti con infarto Stemi riceve un’angioplastica entro i 90 minuti dal ricovero, la soglia considerata salvavita. Palermo non fa eccezione. Ritardi che pesano sugli esiti clinici e sull’elevato tasso di mortalità. 

FONTE: https://qds.it/

23 dicembre 2025

Nuovi permessi retribuiti per gravi patologie 2026: istruzioni INPS

 

Nuovi permessi retribuiti per gravi patologie 2026: istruzioni INPS

In vigore dal 1° gennaio 2026 i permessi aggiuntivi per lavoratori con patologie oncologiche o croniche: regole, indennità e compilazione Uniemens

Con la circolare n. 152 del 19 dicembre 2025, l’INPS fornisce le prime istruzioni operative per l’attuazione dell’articolo 2 della legge 18 luglio 2025, n. 106, che introduce ulteriori permessi retribuiti per visite, esami e cure mediche in favore di

  1.  lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche,  e di 
  2. genitori di figli minori con le medesime patologie.

La misura, in vigore dal 1° gennaio 2026, interessa i lavoratori dipendenti del settore privato e comporta specifici adempimenti per i datori di lavoro, in particolare per quanto riguarda l’anticipazione dell’indennità economica e la corretta esposizione degli eventi nel flusso Uniemens.

1) La nuova legge 106 2025: beneficiari e condizioni

Il nuovo istituto trova fondamento nell’articolo 2 della legge n. 106/2025, che riconosce, in aggiunta alle tutele già previste dalla normativa vigente e dai contratti collettivi, dieci ore annue di permesso retribuito per:

  • lavoratori affetti da malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce;
  • lavoratori con malattie invalidanti o croniche, anche rare,
  • lavoratori con figlio minorenne affetto dalle medesime patologie.

Le patologie devono comportare una invalidità pari o superiore al 74%.

La disposizione si applica esclusivamente ai lavoratori dipendenti, restando escluse la Gestione separata e il lavoro autonomo.

I permessi possono essere utilizzati per visite, esami strumentali, analisi chimico-cliniche e microbiologiche o cure mediche.

È inoltre richiesto che il rapporto di lavoro sia in essere al momento della fruizione del permesso.

Ai fini del riconoscimento del diritto al permesso è necessario:

  • il verbale di invalidità civile (≥ 74%);
  •  prescrizioni mediche rilasciata dal medico di medicina generale o da uno specialista di struttura pubblica o accreditata.
  • Per i figli minori, il requisito sanitario è soddisfatto anche con il riconoscimento dell’indennità di frequenza.

Il lavoratore interessato deve fare richiesta, nelle modalità indicate dal datore di lavoro, nel rispetto della normativa in materia di tutela dei dati personali, e dichiarare di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge (prescrizione medica  e  riconoscimento del grado di invalidità civile pari o superiore al 74%).

ATTENZIONE Una volta fruito il permesso, il lavoratore deve produrre al datore di lavoro l’attestazione  rilasciata dalla struttura presso la quale ha effettuato le prestazioni sanitarie prescritte.

2) Indennità economica per i permessi come si calcola

La novità più rilevante riguarda la natura economica del beneficio. Per le dieci ore annue di permesso aggiuntivo è infatti prevista un’indennità economica, determinata secondo le regole della malattia comune.

Nel settore privato: l’indennità è anticipata dal datore di lavoro e poi  l’importo è recuperato tramite conguaglio contributivo INPS. 

Nel settore pubblico l'indennità è erogata dall'Ente di appartenenza

La misura dell’indennità è pari al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera (RMGG). 

Pertanto, per calcolare il trattamento economico spettante per ciascuna ora di permesso fruita, il datore di lavoro deve:

  • determinare la retribuzione oraria dividendo la RMGG per il numero di ore lavorative previste giornalmente, sulla base del contratto di riferimento;
  • applicare la percentuale di indennizzo del 66,66


ElementoValore
Ore annue di permesso10 ore
Decorrenza1° gennaio 2026
Misura indennità66,66% RMGG
Soggetto anticipatoreDatore di lavoro
RecuperoConguaglio Uniemens

La fruizione è consentita solo in ore intere, non frazionabili, il diritto per il figlio minore è autonomo rispetto a quello spettante al lavoratore per sé stesso.

3) Le istruzioni operative per Uniemens

Dal punto di vista operativo, la circolare INPS introduce un nuovo codice evento Uniemens:

PCM – Permessi per visite, esami e cure mediche per patologie oncologiche, invalidanti e croniche.

Il codice deve essere utilizzato dal flusso di competenza gennaio 2026, con esposizione:

  • nell’elemento <CodiceEvento> di <Settimana>;
  • nel calendario giornaliero, indicando il numero di ore fruite;
  • nel campo <DiffAccredito>, valorizzando la retribuzione persa.

Ai fini del conguaglio dell’indennità anticipata, i datori di lavoro devono utilizzare il codice causale “0060”, indicando:

codice fiscale del lavoratore o del dante causa;

  • periodo di competenza;
  • importo conguagliato.

Sono inoltre previste istruzioni differenziate per:

  • operai agricoli a tempo indeterminato;
  • operai agricoli a tempo determinato e lavoratori domestici (con rimborso diretto INPS);
  • lavoratori iscritti alla Gestione pubblica, per i quali è istituito il Tipo Servizio “4G”.
FONTE: https://www.fiscoetasse.com/

12 dicembre 2025

Contributo Casa 2026 per genitori separati o divorziati

 Nel 2026 è previsto un nuovo Bonus Genitori Separati 2026 per il sostegno abitativo, introdotto dalla Legge di Bilancio, per i genitori non assegnatari della casa familiare, con figli a carico, che affittano un'altra abitazione, potendo arrivare a 800€ al mese

Il bonus serve ad aiutare i genitori (madri o padri) in difficoltà economica, ma richiede la pubblicazione di un decreto attuativo per definire requisiti precisi e modalità di domanda, che includeranno ISEE, sentenza di separazione e contratto d'affitto, con erogazione post-decreto. 

Requisiti principali

I genitori che possono richiedere il contributo devono:

  • Essere separati o divorziati.
  • Non essere assegnatari della casa familiare.
  • Avere figli fiscalmente a carico fino ai 21 anni.

Questi criteri sono stati stabiliti per garantire che il sostegno vada a chi ne ha realmente bisogno, in particolare a coloro che si trovano in una situazione economica precaria.

    In sintesi: Si tratta di un contributo per sostenere economicamente i genitori separati che, non vivendo più nella casa coniugale, devono affrontare i costi di un affitto, garantendo continuità abitativa ai figli. 

    Come funziona il contributo

    Il funzionamento del contributo è stato progettato per essere il più semplice possibile, ma ci sono ancora alcuni dettagli che devono essere definiti.

    Modalità di erogazione

    Il contributo sarà erogato su domanda, il che significa che i genitori interessati dovranno presentare una richiesta formale. I dettagli operativi, come le modalità di presentazione e i requisiti specifici, saranno stabiliti da un decreto ministeriale che verrà emesso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in collaborazione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Tipologia di sostegno

    Il contributo potrebbe essere erogato in diverse forme, tra cui:

    • Erogazione diretta: un pagamento periodico o una somma unica.
    • Sgravio fiscale: una riduzione delle imposte dovute.

    Questa flessibilità permetterà di adattare il sostegno alle esigenze specifiche dei beneficiari.

    Documentazione necessaria

    Per presentare la domanda, sarà necessario raccogliere una serie di documenti che attestino la propria situazione. È consigliabile prepararsi in anticipo per facilitare il processo.

    Documenti richiesti

    I documenti che potrebbero essere richiesti includono:

    • Sentenza di separazione o divorzio.
    • Certificazione di non assegnazione della casa familiare.
    • Documentazione fiscale che attesti i figli a carico.
    • Attestazione ISEE per dimostrare la situazione economica.

    Avere questi documenti pronti permetterà di presentare la domanda in modo tempestivo, evitando ritardi.

    Tempistiche e scadenze

    Sebbene il contributo sarà disponibile a partire dal 1° gennaio 2026, le domande potranno essere presentate solo dopo la pubblicazione del decreto attuativo. È fondamentale tenere d'occhio i canali ufficiali per rimanere aggiornati sulle scadenze.

    Monitoraggio delle informazioni

    È consigliabile:

    • Controllare regolarmente i siti web del Ministero delle Infrastrutture e del Ministero dell’Economia.
    • Iscriversi a newsletter o canali informativi per ricevere aggiornamenti tempestivi.

    • fonte: https://www.lavoroeconcorsi.com/

    25 novembre 2025

    Rette per Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e nuovo ISEE: Retta RSA totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale

     La retta di una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) è generalmente divisa in una quota sanitaria e una quota sociale, ma la ripartizione esatta dipende dalle prestazioni erogate.

     La quota sanitaria è solitamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), mentre quella sociale è a carico dell'utente, con possibili contributi comunali in base all'ISEE.

     Recentemente, la giurisprudenza ha chiarito che la retta è interamente a carico del SSN quando l'assistenza sanitaria è inscindibile e necessaria per il paziente, come nel caso di patologie degenerative gravi. 

    Ripartizione della retta
    • RSA convenzionate:
      • Quota sanitaria: Coperta dal SSN.
      • Quota sociale: Coperta dall'utente e/o dal Comune, in base all'ISEE.
    • RSA private: L'intera retta è a carico dell'utente e della sua famiglia.
    • RSA con prestazioni socio-sanitarie ad alta integrazione:
      • Colui che, disabile o anziano non autosufficente, si trova in una situazione di bisogno di cure e/o assistenza, al di là ed oltre il ricovero ospedaliero d'urgenza e la riabilitazione post acuzie, deve esser “preso in carico” dalle istituzioni, che dovranno formulare per lui una risposta socio-sanitaria, esaminando il caso, sia sotto il duplice profilo clinico-terapeutico che socio-assistenziale. Le relative procedure sono stabilite dalle singole Regioni e dagli Enti erogatori (Asl e Comuni) che renderanno il servizio
    Come si stabilisce la quota a carico del SSN
    • La questione si basa sulla natura delle prestazioni: se l'assistenza sanitaria è l'elemento prevalente e non può essere separata dall'assistenza sociale, allora la retta è a carico del SSN.
    • Questo principio si applica anche in caso di ricovero in RSA private, se la struttura è l'unica possibilità per curare patologie gravi. 
    Cosa può fare l'utente

    • Verifica il piano sanitario: Controlla il piano terapeutico e verifica che le prestazioni sanitarie siano il fulcro dell'assistenza.
    • Verifica la struttura: Assicurati che la struttura sia convenzionata con il SSN.
    • Consulta un esperto: Se hai dubbi sull'assistenza ricevuta o se ritieni di aver pagato una retta ingiustamente, consulta un avvocato specializzato in diritto sanitario per verificare la possibilità di ottenere un rimborso. 
    •  la retta delle RSA, o di un’altra struttura con la stessa funzione, e più in generale l’onere economico delle prestazioni socioassistenziali, sono a carico della pubblica amministrazione nei casi in cui queste siano imprescindibili e inseparabili da e per quelle sanitarie.
    •  l’incorporazione funzionale dell’assistenza socioassistenziale con quella sanitaria può verificarsi in presenza di diverse malattie degenerative, come la demenza senile, e non esclusivamente nel caso di una persona con  l’Alzheimer.
    • In sintesi accadrà o dovrebbe accadere che:
      1) A seguito della segnalazione dell'utente o dei sanitari si apre un procedimento al Comune di residenza che, per il tramite dei servizi sociali sarà l'interfaccia istituzionale per il cittadino. Il richiedente la prestazione è tenuto alla presentazione dell'Isee, che è lo strumento per la determinazione della sua situazione economica.
      2) Una commissione ad hoc (di medici ed assistenti sociali) valuterà: il grado di non autosuffcienza, il grado bisogno terapeutico, la rete assistenziale/familiare che circonda il richiedente e proporrà alla famiglia un Piano di assistenza (ricovero in struttura/ assistenza domiciliare con badanti, centro diurno ecc...)
    • 3) con il Piano di ricovero a ciclo continuo (notte-giorno) in Rsa, il Comune (o La Società della Salute o l'Asl se delegata) determina l'attribuzione delle quote di spettanza dei costi della retta, che sono ingenti e che si aggirano generalmente dai 2500,00 euro ai 3200,00 euro.
    • Il ruolo dell'amministrazione di sostegno
      Se la persona bisognosa di prestazioni socio-sanitarie, quali il ricovero in Rsa, è soggetto incapace, occorre valutare, sin da subito, l'opportunità di chiedere la nomina di un Amministratore di sostegno, recandosi, anche senza avvocato, al Tribunale civile competente per territorio, presso la Cancelleria del Giudice Tutelare. Questa procedura consente di ottenere in capo all'Amministratore nominato, un'ordinanza contenente i poteri di rappresentanza del beneficiario degente, potendo così interloquire a pieno titolo con le Amministrazioni per le richieste relative al computo della retta, o perfino, se del caso, nominare un legale in sua difesa. L'Amministratore, inoltre, avrà la possibilità di procedere verso i tenuti agli alimenti, laddove il beneficiario necessiti un' integrazione economica necessaria alla propria sussistenza ed assistenza

    *******************DOMANDE IN TEMA PREVIDENZIALE******************

    *************DOMANDE IN TEMA ASSISTENZIALE***************

    ***************DOMANDE IN TEMA FISCALE*****************

    ****************DOMANDE IN TEMA GIURIDICO********************

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